La domanda che mi pongo è:
"Perchè le aziende fanno crowdsourcing?"
Me la pongo a distanza di qualche settimana dalla Social Media Week, perchè mi capita di ripensare alle parole dette da Maurizio Spagnuolo, Media and Digital Marketing Director Fiat Group Automobiles, che mi hanno fatto tremare:
"[...] Dopotutto, anche quando facciamo un "mi piace" su Facebook facciamo crowdsourcing."
Beh...
Se questa è la concezione di crowdsourcing che ha un'azienda come FIAT, mi chiedo quale sia il reale beneficio ricercato. E' un interrogativo che pongo direttamente anche a Zooppa (gli twitterò il post, mi avevano invitato a farlo) e che mi piacerebbe fosse chiarito.
Le aziende (parlo delle big in particolare) usano il crowdsourcing come un mezzo per stimolare creatività delle persone e trovare nuove idee da poter utilizzare, o lo usano come un canale pubblicitario grazie alla Community di questi portali e alle risonanza che un certo tipo di attività può riscuotere, oltre che sulla rete in blog, social media, etc., anche su media tradizionali come quotidiani e riviste?
No, perchè se... (cito wikipedia)
"Il termine crowdsourcing (da crowd, gente comune, e outsourcing, esternalizzare una parte delle proprie attività) è un neologismo che definisce un modello di business nel quale un’azienda o un’istituzione richiede lo sviluppo di un progetto, di un servizio o di un prodotto ad un insieme distribuito di persone non già organizzate in un team."
... allora vuol dire che c'è qualcosa che non mi torna, o meglio, che mi sembra un'attività meno "nobile" (ma perchè no, magari altrettanto utile) di quanto venga venduta in giro a talk vari e conferenze.
Può essere benissimo la seconda ipotesi, che non toglie valore all'iniziativa del crowdsourcing (fino a quando sarà in grado di stimolare l'attenzione naturalmente), ma sarebbe bello spazzare via un pò di fumo e capire se c'è arrosto sotto (e di che carne è).