Qualche giorno fa ho assistito alla presentazione di una materia per il terzo anno di Economia e Management alla mia università. Un corso cui partecipano qualcosa come 150 studenti. Il professore ha impostato la prima lezione come una presentazione dei contenuti a cui ha aggiunto delle riflessioni sull'entrata nel mondo del lavoro e sull'importanza di mettersi in gioco con business game, attività extradidattiche, premi di marketing, etc. Un discorso, da uno che "sa tenere la platea", che ha testimoniato quanto alcuni docenti tengano ai loro studenti, al di la dei soliti luoghi comuni che a volte ci sono sull'istruzione pubblica. Ecco, mentre ascoltavo mi cade l'occhio sulla ragazza a fianco a me. "Mi sparo" il testo di un SMS scritto ad un'amica.
Il ragazzo di fianco a lei si è assopito sbattendo la testa sul banco, per fortuna senza troppo rumore. Beh, cosa devo pensare? Che senso ha un'istruzione aperta a tutti? Evviva il numero chiuso e una selezione fatta sulla base delle motivazioni. A Parma, a Economia, c'è un ottimo livello d'istruzione. Non è così per quanto riguarda il livello degli studenti. Accanto a persone che mettono la passione in quello che fanno ci sono persone che ci mettono tutto il menefreghismo possibile. Istruzione Pubblica non significa istruzione per cani e porci. Studenti menefreghisti sono un danno per tutti: per loro stessi, che gettano al vento un'opportunità eccezionale; per gli altri studenti che si vedono rubare risorse economiche e in termini di attenzione; per l'Università che se ha un marchio forte, rischia di darlo in mano con un diploma a persone che non se lo meritano. Le motivazioni sono più profonde, ma ecco perché quando il numero chiuso viene ostacolato fortemente da associazioni studentesche politicizzate, mi indigno. Sono ragionamenti populisti che mancano do visione d'insieme. Inviato da iPhone

